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VALENZANO.

Il Comune di Valenzano si trova a circa dieci chilometri di distanza da Bari, in piena area metropolitana ed è collocato lungo l'asse Sud-Est. Si estende su di un'area di circa 16 chilometri quadrati ed ha una popolazione di 18mila abitanti circa. Si può qualificare principalmente come città di servizi, grazie alla presenza di insediamenti scientifici di livello nazionale ed internazionale, come il parco tecnologico Tecnopolis, il Centro Laser, l'Istituto Agronomico Mediterraneo, oltre alle facoltà di Medicina Veterinaria ed al campo sperimentale della facoltà di Agraria dell'Università degli Studi di Bari. Il borgo si sviluppa intorno ad una torre di avvistamento costruita a guardia della vicina via Ceglie-Conversano, lungo la quale si erge l'abbazia di Ognissanti. Il paese, nel complesso, si pone ancora oggi come luogo di possibile incontro per la presenza di spazi disponibili e maggiori margini di vivibilità rispetto al capoluogo.

L'Abbazia Benedettina di Ognissanti.
Il Castello Baronale.
La cattedrale di san Rocco.


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ADELFIA.

La singolarità del centro urbano è certamente quella di essere costituito da due anime nuclei (Canneto e Montrone), che per lungo tempo hanno vissuto esistenze separate, pur fronteggiandosi a breve distanza l'uno dall'altro. Canneto fu fondato dai Normanni tra il 1080 e il 1090, sul luogo di un antico centro peucetico (probabilmente Celiae), documentato da caratteristiche ceramiche geometriche del VI secolo avanti Cristo e da tombe d'epoca preromana del IV secolo; Montrone fu fondata nel 980 da profughi greci. Entrambi gli abitati furono assoggettati a varie signorie feudali fino al 1806, quando divennero liberi comuni. Il Risorgimento vide molto attive le "vendite" Carbonare di Canneto, denominate La Croce. Tra l'Ottocento e il Novecento soffrì notevolmente l'emigrazione verso gli Stati Uniti d'America, dove si insediarono comunità cospicue che, ancora oggi, conservano i legami originari. La prossimità con Bari ha influenzato la vita cittadina e le sue attività nel corso del Novecento (soprattutto negli ultimi decenni).

- il Castello Marchesale, costruito nel 1396 dal feudatario Niccolo Dottula, ampliato nel 1519 dal patrizio napoletano Giambattista Galeota e decorato con affreschi di valenti pittori dì scuola napoletana, rifinito nella struttura attuale nel 1790 dal Marchese di Montrone Luigi dei Bianchi Dottula (Montrone);
- la chiesa Santa Maria del Principio, costruita nel 1086 (Montrone);
- la Chiesa Madre, di patronato comunale, costruita dal pubblico erario, ultimata nel 1711; il campanile fu innalzato nel 1744 (Montrone);
- la Torre Normanna, costruita da Alfonso Balbiano negli anni dal 1147 al 1153, dichiarata monumento nazionale nel 1920. E' alta 19 metri e composta di 4 piani, termina in alto con un coronamento aggettante di archetti pensili su mensole (Canneto);
- la chiesa Maria SS. della Stella, costruita nel 1186 da Alfonso Balbiano, nobile napoletano (Canneto);
- la Chiesa Matrice, ricostruita e ampliata tra il 1761 e il 1763 (Canneto);
- la Casina Don Cataldo o Casina di Monsignore, sulla Provinciale per Bitritto, costruita dal Nicolai nel 1600, residenza di notevole pregio architettonico.


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ACQUAVIVA DELLE FONTI.

Le origini di Acquaviva risalgono a tempi antichissimi fin dall'età più remota, fu una fiorente città della penisola, il suo nome risulta tra le sedi episcopali dei primi tempi della Chiesa. Durante il Medio Evo fu distrutta dai barbari e gli abitanti superstiti errarono nei dintorni trovando precariamente ricovero in deserti abituri, finché l'imperatore Ludovico II non liberò le nostre contrade dalle scorrerie dei Longobardi e dei Saraceni.

La Cattedrale è una delle quattro basiliche palatine pugliesi, insieme alla cattedrale di Altamura, alla basilica di S. Nicola a Bari e al santuario di San Michele Arcangelo sul Gargano.
Il Castello - la presenza di un castellum in Acquaviva è attestata nelle fonti scritte a partire dal XII secolo. E' probabile che il castello e la città fossero infeudati già alla fine del secolo XI, infatti il primo feudatario normanno attestato in Acquaviva è il conte Cornulo, che nel 1129 ritorna in possesso del feudo dopo la ribellione dei baroni pugliesi a Ruggero II d'Altavilla. Nel 1136 Acquaviva e Gioia del Colle costituiscono il feudo del conte Roberto Brizio.
La Villa del Duca - poco fuori dall'antico circuito murario, non lontano dall'antica Porta dell'Ostero, a Occidente, Carlo I de Mari nell'ultimo quarto del Seicento fa costruire la sua villa extra-moenia. Il giardino che la circondava era «…tutto murato, con acqua sorgente dolce dentro, fruttato di diversi frutti... », oggi l'intera zona, completamente urbanizzata è denominata "Giardino del Duca".
La Torre dell'Orologio - nelle sue attuali forme è il risultato di un intervento di ristrutturazione effettuato fra il 1824 ed il 1825 dall'ing. Giovanni Memmola. In quegli anni, nonostante la volontà dei "decurioni" cittadini di conservare la struttura più antica, le condizioni di precarietà dell'edificio erano tali da richiedere un intervento radicale, che trasformò in forme neoclassiche l'originale impianto cinquecentesco della struttura.
La Cassarmonica - in piazza V. Emanuele II, posta centralmente, s'innalza una maestosa e originale opera architettonica in pietra, fu costruita nel 1930 dai fratelli Bollani di Bari.

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GIOIA DEL COLLE


Gioia del Colle è un comune di 26.369 abitanti della provincia di Bari posto a 360 metri sul livello del mare, importante centro industriale e agricolo, rinomato per la produzione di mozzarelle e scamorze.

Il centro storico ha un borgo antico di origine medioevale; in esso troneggia lo splendido castello edificato da Federico II, su resti normanni.
Legato ai ricordi di Federico II, che volle difendere il suo regno del Sud con una solida serie di fortezze, aleggia su di esso una fosca leggenda. Pare che i "gonfiori" architettonici esistenti in un'alta torre stiano a ricordare lo stoico sacrificio di Bianca Lancia, l'infelice donna di Federico che, accusata di tradire l'imperatore, si fece tagliare i seni per testimoniare la sua innocenza.

A qualche Km. dalla città si trovano gli scavi di Monte Sannace, dove sono stati rinvenuti i resti di un importante centro appulo dell'antica Peucezia

Antico Leccio

Agriturismo

Via Lagomagno per Vicinale saluterno
70026 Gioia del Colle (Bari) ITALY
Tel. +39 080 3499510 Fax +39 080 3499511
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NOCI

Sulle origini di Noci, per mancanza di documenti e fonti attendibili, non è stata fatta ancora chiarezza completa.
Secondo studi recenti, molto probabilmente l’origine del paese è da ascriversi ai tempi della dominazione normanna.
Allo stato attuale delle ricerche il primo documento riguardante Noci è dell’arcivescovo Rainaldo di Bari che nel gennaio del 1180 riconosce la chiesa di Santa Maria delle Noci tra quelle sottoposte alla giurisdizione del vescovo di Conversano Cafisio.
Dalle Cedole Angioine, registri di tassazione, risulta che soltanto dal 1340 il Casale Sancte Marie de Nucibus inizia ad essere tassato.
Nell’aprile del 1407 re Ladislao dichiara i Nocesi liberi dai vincoli feudali come premio per la loro fedeltà, non avendo seguito la ribelle contessa di Conversano Margherita del Balzo.
Nel 1440 però la Terra delle Noci è già rivendicata dal principe di Taranto Giovanni Antonio Orsino che, riavutola, la cede in dote nel 1456 alla figlia Caterina, sposa di Giulio Antonio Acquaviva.
Da allora Noci rimane, fino alla soppressione della feudalità avvenuta nel 1806, sotto la giurisdizione della Contea di Conversano.

La Matrice - La Chiesa Madre, dedicata a Santa Maria della Natività, ha costituito per Noci il centro catalizzatore di tutte le vicende storiche, religiose e civili. Le sue origini non sono ancora chiare.
La Madonna della Croce - Il Santuario si trova a circa 1 km dal centro abitato sulla strada provinciale per Castellaneta. Giusta la storiografia locale, fu fatto edificare nel 1483 dai coniugi Pasquale Giannotta e Cecca De Nigris in onore della Madonna della Croce, il cui affresco fu rinvenuto, secondo la tradizione popolare, nella grotta esistente in un boschetto poco distante dalla Chiesa.
Barsento - La chiesetta di S. Maria di Barsento sorge, in posizione amena e dominante, sul culmine di una collinetta affacciata sul Canale di Pirro e quotata 441 m. sul livello del mare, a circa 6 km dall'abitato.


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ALBEROBELLO.

Cenni Storici. Su due rilievi collinari, anticamente interrotti da un alveo, è Alberobello. Sul colle orientale vi è la città nuova con caratteristiche architettoniche moderne, sull'altra sommità, disposta ad Occidente, s'allineano i "trulli", in un agglomerato urbano, suddiviso in due rioni: Monti ed Aia Piccola, entrambi Monumento nazionale, patrimonio mondiale riconosciuto dall'UNESCO. Il paesaggio agrario è caratterizzato da una folta vegetazione di mandorli ed ulivi che prospera su terreno carsico. E' dalle rocce calcaree stratificate che, sin dalla nascita di Alberobello, è stato tratto il materiale per la costruzione, utilizzato per la copertura dei trulli. La storia di questa singolare cittadina risale alla seconda metà del XVI secolo, quando, piccolo feudo sotto il dominio degli Acquaviva, Conti di Conversano, cominciò a popolarsi di contadini che resero la "Selva" (così denominata) fertile. I Conti autorizzavano i coloni a costruire le abitazioni a secco, in modo da poter esser dirute in caso d'ispezione regia, poichè la nascita di un agglomerato urbano esigeva il pagamento del tributo secondo la "Prammatica de Baronibus"; con l'astuta proposta si evitava il balzello. Correva l'anno 1797 e un gruppo di coraggiosi Alberobellesi, stanco della precaria condizione, si recò a Taranto per chiedere ausilio al re Ferdinando IV di borbone che ascoltò e promise. Il 27 maggio 1797 il Re inviò il Decreto con il quale il piccolo villaggio divenne libero. Le dimore a trullo sono dominate dall'uso esterno della pietra a sfoglie, le "chiancole", che rivestono il cono e creano il meraviglioso centro urbano, unico al mondo, che oggi tutti vengono ad ammirare.

 

Il Museo del Territorio - Il Museo del Territorio di Alberobello sorge in un luogo di grande rilevanza culturale ed ambientale, la Murgia dei Trulli e delle Grotte. E’ costituito da un agglomerato di trulli continui e comunicanti, i più antichi dei quali risalgono al sec. XVIII, ubicati tra piazza XXVII Maggio, piazza Mario Pagano e via Lamarmora, in una zona centrale dell’abitato che fa da cerniera tra il centro storico monumentale di Aia Piccola ed il centro storico ambientale di piazza del Popolo.
Il Trullo Sovrano. Costruito nella seconda del '700 ed ubicato alle spalle del Santuario, è un trullo a due piani ove non si contano i vani. In esso il sacerdote facoltoso, Cataldo Perta, proprietario dello stesso manufatto, ospita per alcuni anni la Confraternita e le reliquie dei SS. Medici.